100kmdel Passatore: dal 1973, una storia fatta di volti, emozioni e passioni

Corre l’anno 1973. Il presidente della Repubblica Italiana è Giovanni Leone e nel mondo il presidente statunitense Richard Nixon annuncia l’accordo di pace per il Vietnam. Muore Pablo Picasso e Henry Kissinger viene insignito del Premio Nobel per la Pace. Mentre succede tutto questo, in una fredda mattina di gennaio al caffè Egidio, alcuni amici riprendono un’idea buttata lì qualche tempo prima: una “maximarcia su una distanza di 100 Km”. Gli ideatori di questo folle progetto sono il vulcanico Alteo Dolcini, forlimpopolese di nascita e segretario generale del Comune di Faenza e Francesco Checco Calderoni, faentino doc, assicuratore e presidente della sezione manfreda dell’U.O.E.I., Unione Operaia Escursionisti Italiani. Con loro, Renato

Alteo Dolcini

Cavina, giornalista di “Stadio” e della “Gazzetta dello Sport” e Carlo Raggi, giornalista del “Resto del Carlino”. Secondo i racconti di chi c’era e di chi li ha conosciuti, i primi semi di questa idea erano stati gettati una sera precedente, tra piadina, prosciutto e Sangiovese dopo aver percorso la Via delle Vigne e raggiunto la Cà de Bè, a Bertinoro. Un progetto ambizioso in cui il buon vivere made in Romagna è stato sicuramente foriero di idee, spunti e obiettivi importanti. Una felice intuizione che l’inviato del Corriere della Sera Franco Chiavegatti definì nel 1978 “Olimpiade della follia” e inizialmente si chiamava “100 Chilometri del Passatore Firenze-Romagna (Faenza)”. Un sogno che dura dal 1973 e che quest’anno vedrà impegnati 3066 atleti, appassionati, sportivi e camminatori. Donne e uomini provenienti dai 5 continenti.

 

Perché venne scelta la controversa figura del Passatore come emblema a cui intitolare questa competizione? Diceva Altini: “I Romagnoli dicono che il Passatore Cortese (che non ha niente, nientissimo in comune con il Pelloni) è il Cavaliere dell’ideale, è il vindice, è il patriota, è quello che “toglie a chi ha per darlo a chi non ha”. E’ un mito, insomma, patrimonio delle genti. Il delitto sarebbe rinunciare a questo mito. Specie oggi che il mito del Passatore Cortese vuole che “te sol da dè e gnit da dmandè” (devi solo dare e non domandare), ma soprattutto vuole che si faccia vino genuino”. Grazie alla Società del Passatore la Romagna riscoprì le sue tradizioni e Alteo Dolcini realizzò il progetto di trasformare un brigante in un emblema positivo e costruttivo che accomuna i romagnoli, in tutto il mondo, nell’orgoglio delle loro origini.

Una gara, quella della 100km del Passatore, fatta di coraggio, di motivazione e di fatica. Di vincitori e di vinti. Dipende forse dall’obiettivo che si pongono i podisti quando decidono di iscriversi alla gara. Una sfida contro gli altri, contro se stessi o i propri limiti: la corsa come metafora di vita o semplicemente come un momento per prendersi del tempo con i nostri pensieri. Chissà cosa pensa mentre corre Giorgio Calcaterra, che dal 2006 è re incontrastato dell’ultramaratona… nel frattempo che arrivi sabato, ecco qualche immagine dei primissimi anni della 100km:

 

 

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